Luna piena
Guardò il calendario appeso sopra al trasformatore: “luna piena” stasera, la mano scese istintivamente cercando il volantino e avvitò due giri, senza esitazione.
Da 10 anni, ormai, conduceva quel cinema all’ aperto, l’ultimo rimasto della zona che si era convertita alle multisale digitali, dove cinema e film erano di corollario ad altre forme di intrattenimento decisamente meno metaforiche. Ha sempre amato proiettare i film, ha sempre amato il proiettore, lo aveva demistificato subito, comprese il semplice funzionamento fin da bambino e credo che per questo ne fosse stregato.
Quando c’è la luna piena bisogna proiettare più luminosamente, lo schermo deve annientare l’ambiente circostante, ogni forma di distrazione visiva o acustica deve scomparire, il flusso deve essere canalizzato verso i sensi, l’interfaccia deve sparire o, quantomeno, essere la più sottile possibile. Diceva.
Quelle proiezioni bisettimanali attiravano sempre meno gente, le panche erano dure, di legno dipinto di verde, qualcuno arrivava col cuscino da casa, altri soffrivano continuando a variare la seduta, sperando fino alla fine della proiezione di trovare quella comoda.
Neppure l’orario della proiezione era certo: cominciava quando il cielo era diventato sufficientemente scuro, altri avrebbero detto semplicemente col buio.
La cabina era uno spazio angusto, invasa dal proiettore con la vetusta “lanterna ad arco”, per terra i mozziconi dei carboni consumati durante le proiezioni.
“Solo la lanterna ad arco permette di apprezzare il bianco e nero”. Lo ripeteva sempre. I film sono stati pensati per essere guardati con questa intonazione calda, le lampade allo Xenon dei proiettori moderni sono comode ma fanno una luce azzurra.
Non è la stessa cosa, percepiamo in modo diverso.
Detestava l’audio multicanale, e solo per certuni film accettava la proiezione stereofonica.
L’audio deve essere mono, diceva, deve provenire dallo schermo, con un fronte sonoro compatto, niente distrazioni laterali, la riproduzione sonora deve essere un artefatto, così come lo è la visione.
Il realismo spettacolare e pirotecnico del suono digitale non lo interessava affatto.
“E’ a colori diceva”, il tono rammaricato. Una affermazione bifronte.
Aveva quella diapositiva assurda, credo fosse l’unica che fosse passata nel proiettore:
“SILENZIO”.
Più di una volta si è accesa durante le proiezioni. Ma era raro che chi frequentasse il posto parlasse durante i film.