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di Cinema e D-Cinema, libri, Assembler pensieri 40 quest'anno L'idiota e K. Molto vedere poco scritto.

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martedì, 11 dicembre 2007

E se non fosse vero nulla?
 
Se fosse tutta una macchinazione dello stesso Geniale Daniele Luttazzi, l’idea di autocensurare il suo programma per vedere l’effetto che fa?
Personalmente lo troverei un esperimento molto interessante, un po’ grottesco forse rudimentale. Perfetto nell’ intrinseca Perversione.
Compone un’ immagine pittorica, innocua e divertente quasi solenne nella mente del telespettatore attraverso la descrizione di una desiderabile fantasia.
Qualche giorno dopo, la vittima, forse identificandosi troppo nella situazione descritta si arrabbia così tanto da costringere qualcuno sopra di lui a sospendere il fantasioso ideatore. (E non è forse bello scegliere un orco come Ferrara per la parte?)
L’autore riprecipita, dove era stato realmente costretto qualche anno fa.
Qualcuno si arrabbia, altri applaudono (molti più di quanto pensassi), Daniele se la ride, si compiace della tragicomicità del tutto, costruisce un caso mediatico autoreferenziale, forse senza precedenti immediati, ma con illustri precedenti (O.Wells, la guerra dei mondi).
 
Mi piacerebbe pensare che potesse essere andata così.
 
 
 
Ma se il mio vicino ascolta musica ad alto volume costringendomi a sentirla, sono multabile dalla SIAE in quanto ascolto senza aver pagato i diritti, è multabile lui per condivisione dell’opera o è soltanto un rompicoglioni?
postato da: SpiraliNeurali alle ore 13:17 | link | commenti (2)
categorie: riflessioni
giovedì, 20 settembre 2007

Kafka e punture
Una delle tante cose che mi colpisce da sempre nella scrittura di Kafka è la descrizione precisa e meticolosa di strumenti tecnologici all’ interno dei suoi racconti. La descrizione non è mai puro esercizio letterario, per quanto affascinante, ma strumento funzionale per tradurci nello spazio- tempo narrato.
La scrittura stessa di Kafka è algebrica, ogni parola è un codice con un proprio peso, può essere un numero, o un’incognita, nell' insieme  diventa un polinomio da risolvere o da gustare, indifferentemente, bello a prescindere.
L’eredità del romanzo ottocentesco si mantiene nell’ eleganza geometrica, ancora non prevaricata o prevaricabile. La minuziosa descrizione dei telefoni in Amerika, nei quali si può parlare con voce flebilissima in quanto sensibili amplificatori elettronici fortificano la voce (cito a memoria), piuttosto che la descrizione degli ascensori elettrici, o della “macchina” nel “nella colonia penale”.
E ripensando alla “siringa stampante” presentata in questi giorni, la siringa che non inietta il farmaco ma lo diffonde su una superficie usando la stessa tecnologia con cui le stampanti a getto di inchiostro scrivono sui fogli, mi è venuto in mente l’ erpice della macchina della colonia penale: la macchina che attraverso particolari “schede perforate”, incideva nella carne del condannato la trascrizione della pena.
http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad    per chi volesse leggerla o rileggerla
postato da: SpiraliNeurali alle ore 13:34 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni, percezioni
mercoledì, 25 aprile 2007

Luna piena

Guardò il calendario appeso sopra al trasformatore: “luna piena” stasera, la mano scese istintivamente cercando il volantino e avvitò due giri, senza esitazione.
Da 10 anni, ormai, conduceva quel cinema all’ aperto, l’ultimo rimasto della zona che si era convertita alle multisale digitali, dove cinema e film erano di corollario ad altre forme di intrattenimento decisamente meno metaforiche. Ha sempre amato proiettare i film, ha sempre amato il proiettore, lo aveva demistificato subito, comprese il semplice funzionamento fin da bambino e credo che per questo ne fosse stregato.
Quando c’è la luna piena bisogna proiettare più luminosamente, lo schermo deve annientare l’ambiente circostante, ogni forma di distrazione visiva o acustica deve scomparire, il flusso deve essere canalizzato verso i sensi, l’interfaccia deve sparire o, quantomeno, essere la più sottile possibile. Diceva.
Quelle proiezioni bisettimanali attiravano sempre meno gente, le panche erano dure, di legno dipinto di verde, qualcuno arrivava col cuscino da casa, altri soffrivano continuando a variare la seduta, sperando fino alla fine della proiezione di trovare quella comoda.
Neppure l’orario della proiezione era certo: cominciava quando il cielo era diventato sufficientemente scuro, altri avrebbero detto semplicemente col buio.
La cabina era uno spazio angusto, invasa dal proiettore con la vetusta “lanterna ad arco”, per terra i mozziconi dei carboni consumati durante le proiezioni.
“Solo la lanterna ad arco permette di apprezzare il bianco e nero”. Lo ripeteva sempre. I film sono stati pensati per essere guardati con questa intonazione calda, le lampade allo Xenon dei proiettori moderni sono comode ma fanno una luce azzurra.
Non è la stessa cosa, percepiamo in modo diverso.
Detestava l’audio multicanale, e solo per certuni film accettava la proiezione stereofonica.
L’audio deve essere mono, diceva, deve provenire dallo schermo, con un fronte sonoro compatto, niente distrazioni laterali, la riproduzione sonora deve essere un artefatto, così come lo è la visione.
 Il realismo spettacolare e pirotecnico del suono digitale non lo interessava affatto.
“E’ a colori diceva”, il tono rammaricato. Una affermazione bifronte.
Aveva quella diapositiva assurda, credo fosse l’unica che fosse passata nel proiettore:
 “SILENZIO”.
Più di una volta si è accesa durante le proiezioni. Ma era raro che chi frequentasse il posto parlasse durante i film.

 

postato da: SpiraliNeurali alle ore 17:45 | link | commenti (14)
categorie: riflessioni, racconti, cinema